Content manager, copywriter, content strategist, content editor, storyteller… questi e tanti altri sono i nuovi ruoli lavorativi che stanno sorgendo attorno al mondo dei contenuti, ma siamo sicuri che siano così nuovi come sembrano? Forse no! Ecco cosa ho scoperto sulla vera origine dei contenuti usati come filo rosso tra le aziende e i potenziali clienti, e cosa è cambiato con l’avvento della Rete.

 

La forza dei contenuti per creare legami

In questo blog è ripetuto una pagina sì e una no: i contenuti belli, originali, interessanti, non servono a trovare nuovi clienti, servono a creare legami di fiducia con chi ti legge, a far sentire la tua voce, a dimostrare la tua competenza, a rispondere alle esigenze dei potenziali clienti. Va da sé che nel momento in cui gli utenti saranno pronti ad acquistare prodotti e servizi come i tuoi, con tutta probabilità sarai il primo che contatteranno.

 

Un legame di fiducia profondo e improntato ad aiutare il cliente piuttosto che vendergli qualcosa a tutti i costi, è più incisivo di qualsiasi jingle, di qualsiasi testimonial e di qualsiasi offerta, per questo creare contenuti è diventata la forma più efficace di promozione aziendale.

 

Quando i pubblicitari si sono accorti dell’importanza dei legami di fiducia?

Presto, molto presto! Già nel 1900 la Michelin, nota marca di gomme per le nascenti automobili, aveva creato la sua guida, la Guida Michelin, dove raccoglieva informazioni utili, consigli su dove dormire e mangiare, dettagli sui principali monumenti da visitare a chiunque decideva di montare nuovi pneumatici e mettersi in viaggio. Il fatto che la Guida Michelin sia tutt’oggi una delle guide turistiche più utilizzate la dice lunga su quanto i contenuti possano fare la differenza, senza bisogno di Internet!

 

Ovviamente negli anni Michelin non è stata la sola a promuovere una politica atta ad aiutare il potenziale cliente piuttosto che bombardarlo con pubblicità. Negli anni ’70 le ricette di Vorwerk per il suo robot da cucina Bimby hanno segnato una generazione di cuoche provette, seguite poi dalle riviste dei principali supermercati, Esselunga e il suo Da Noi in testa, mentre è datata 1987 la prima edizione di Brick Kicks della Lego, il giornale per aspiranti costruttori, dove trovare nuove idee e dare sfogo alla propria creatività con i famosi mattoncini.
 
Quando è nato il content marketing
 

Cosa ha cambiato il web?

Creare magazine cartacei dedicati ai propri clienti per aiutarli a coltivare le proprie passioni è stata una mossa di marketing vincente, che ha consolidato il nome di Michelin, Bimby e Lego sul mercato, ma il successo è costato caro. Gli investimenti per dar vita ad una redazione, andare in stampa, distribuire i contenuti tramite posta e/o canali di distribuzione tradizionali sono stati molto alti, per questo le piccole aziende non hanno potuto competere con i colossi del mercato.
 
Con il web, invece, tutto è cambiato! Il processo di produzione di contenuti è diventato più snello e i costi di distribuzione pressoché nulli. Ecco allora che anche PMI, liberi professionisti, negozi e piccole realtà hanno potuto aprire un blog ad un prezzo sicuramente più contenuto e, partendo dalle loro competenze, iniziare a tessere quel famoso fil-rouge che li lega a doppio filo ai propri clienti.
 
Pur avendo in sé contenuti grezzi, però, non tutti i titolari d’azienda sono propensi alla scrittura e all’organizzazione dei contenuti affinché risultino facilmente fruibili ed interessanti per gli utenti. Ecco allora che nuove figure professionali esperte in comunicazione hanno iniziato a farsi avanti ed è arrivata l’era dei content specialist, ma l’importanza dei contenuti per le aziende è arrivata prima degli “specialist” e prima di internet. Se poi per contenuto intendiamo l’informazione sul prodotto che risulta interessante per il potenziale cliente e lo aiuta a risolvere un problema, oserei quasi dire che il contenuto è arrivato ancor prima della pubblicità vera e propria!

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