Come ogni anno ad ottobre esce la nuova edizione del dizionario Zingarelli, uno dei dizionari più famosi della lingua italiana che, oltre ad essere un fidato amico di migliaia di studenti e non solo, nel susseguirsi delle sue uscite permette di percepire come cambia la nostra lingua. L’italiano, infatti, è una lingua più viva che mai ed ogni anno si riempie di nuovi lessemi ed espressioni capaci di descrivere una società che evolve.

Tra i nuovi lemmi, però, lo Zingarelli accoglie termini inglesi che indicano azioni già conosciute da un bel pezzo in Italia. Qualche esempio? Nel 2015 è stato inserito il termine “selfie”, decisamente più giovanile degli antichi autoscatti, mentre l’edizione 2016 accoglie a braccia aperte lo “storytelling”, un termine che in Italia è tutt’altro che nuovo.

Story telling – una storia lunga quanto l’italiano

Lo storytelling altro non è che l’azione del narrare storie, dall’inglese “story” – storia e “to tell” – narrare. Perché “raccontare storie” sembri un’espressione così antiquata, mentre “storytelling” è cool, non è dato sapere, fatto sta che questo termine non porta poi così tanta novità nel panorama culturale italiano.

Lo storytelling, infatti, si basa sulla narratologia, patrimonio di ogni cultura umana, e sulla retorica, che, a ben guardare, è stata inventata dai greci e poi perfezionata da Cicerone e compari ancor prima della nascita di Cristo, per cui può essere considerata patrimonio della lingua latina prima e italiana poi, e non di certo della lingua inglese.

Storytelling Ester MignaniOvvio, ora il raccontare storie davanti ad un fuoco, magari nelle fredde notti invernali, non è più di moda, meglio scriverle on line, su un blog, condividerle sui social, aspettare follower, like e share, ma in fondo, del succo della storia cosa cambia?

Lo stile ovvio, che per essere facilmente fruibile on line deve essere un contenuto scritto in ottica SEO, il target, sempre più tecnologico, e il mezzo di fruizione, sempre più mobile, ma sempre di avventure, storie d’amore, problemi politici, luoghi fantastici e conoscenza si parla.

Io faccio la copywriter, ma sono sincera, questa evoluzione verso una lingua english-based non è che mi piaccia più di tanto. Di fondo il mio lavoro altro non è che scrivere testi pubblicitari in lingua italiana, a volte inventando storie che fanno da sfondo a prodotti e servizi, perché allora dovrei chiamarlo storytelling e non semplicemente “narrazione”?

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